AI Business Specialist: la figura che le aziende svizzere cercano (e non trovano)

Quasi ogni imprenditore con cui parliamo ci dice la stessa cosa: "Sì, l'intelligenza artificiale è importante, dobbiamo fare qualcosa." Poi, quando chiediamo chi in azienda si occupa di capire cosa fare, come farlo e perché, il silenzio è quasi sempre la risposta… ed è preoccupante.


L'AI è diventata una priorità strategica dichiarata, ma chi la governa davvero, nelle aziende svizzere, è ancora una figura che manca quasi ovunque. Questo articolo esplora i dati, il problema e — soprattutto — l'opportunità concreta che si apre per chi decide di muoversi oggi, come azienda o come professionista.

La Svizzera e l'AI: i numeri di un'adozione accelerata

Partiamo da dove siamo davvero. Tra il 2024 e il 2025, la quota di PMI svizzere che utilizza l'intelligenza artificiale è saltata dal 22% al 34%, secondo lo studio annuale sul mercato del lavoro di AXA. Non è una crescita lineare: è un vero salto. E il 45% di queste aziende considera già l'AI un vantaggio competitivo concreto, non una curiosità tecnologica.


Il quadro si fa ancora più netto guardando le grandi organizzazioni. Il 52% delle aziende svizzere usa sistemi AI per automatizzare interi processi di lavoro, contro il 46% della media globale e il 43% della media europea, secondo il Work Trend Index 2025 di Microsoft. La Svizzera, in altri termini, non è in ritardo: è avanti.

La trappola dello slancio senza controllo

C'è però una dinamica che emerge con chiarezza da questi stessi dati. Più le aziende accelerano sull'adozione, più rischiano di farlo alla cieca. Lo Swiss AI Report 2025 di CorpIn — condotto su 1.338 manager di aziende svizzere — rivela che il 65% delle imprese ha inserito l'AI nella strategia di lungo periodo, ma soltanto il 13% lavora con obiettivi misurabili e KPI definiti per i progetti AI. Una bella dichiarazione d'intenti, insomma, senza la struttura per realizzarla.

Il gap che nessuno vuole ammettere

Qui arriviamo al punto che poche aziende dicono ad alta voce. Secondo lo stesso Swiss AI Report 2025, il 39% delle aziende svizzere non ha nessun esperto AI interno e il 51% non offre formazione regolare ai propri dipendenti su questi temi


Il rapporto Deloitte 2025 sull'AI in Svizzera aggiunge un dettaglio ancora più significativo: il principale ostacolo al ritorno sull'investimento nei progetti AI è, per il 30% delle aziende intervistate, la "mancanza di talento tecnico e competenze interne", non il budget. Non la tecnologia. Le persone.

La fotografia del mercato del lavoro in ambito AI

Nella nostra esperienza con PMI ticinesi e svizzere, il quadro è identico. Le aziende comprano strumenti AI, firmano abbonamenti a piattaforme, partecipano a webinar.


Poi si trovano con tool sottoutilizzati, progetti fermi a metà e riunioni interminabili in cui nessuno sa esattamente chi dovrebbe prendere le decisioni. Perché il problema non è avere l'AI: è sapere cosa farne e come indirizzarne l’uso strategico in ambito aziendale.


Questo non è un problema di volontà. È un problema di competenze che, semplicemente, non esistono ancora in numero sufficiente sul mercato

“Ma noi usiamo già ChatGPT o Gemini. Non basta?”

È l’obiezione più comune ed è legittima. Molte aziende oggi usano ChatGPT o Gemini per scrivere testi, creare campagne, generare immagini. Questo però è uso tattico di uno strumento, non gestione strategica dell’AI.


È come avere Excel e dire di avere un “sistema di controllo di gestione”.

Il software non è il metodo.


Quando l’AI viene utilizzata in modo spontaneo — marketing che sperimenta prompt, HR che genera documenti, IT che testa automazioni — emergono tre problemi: nessun coordinamento, nessuna priorità chiara, nessuna misurazione strutturata del ritorno sull’investimento.


Nel breve termine sembra innovazione. Nel medio diventa frammentazione e dispersione di tempo, energie e denaro.


La domanda vera non è: “Stiamo usando l’AI?”
È: l’AI sta generando un vantaggio competitivo misurabile e coerente con la strategia aziendale?



Se non esistono obiettivi definiti, responsabilità chiare e una regia complessiva, gli strumenti restano esperimenti isolati. E quando la tecnologia cresce più veloce della capacità di governarla, il rischio non è restare indietro: è muoversi molto, ma nella direzione sbagliata.

Il malinteso più diffuso: l'AI non ha bisogno di programmatori

C'è un'idea sbagliata che frena moltissime persone — e molte aziende. Si pensa che per "gestire l'AI" serva saper programmare, conoscere Python, lavorare con modelli matematici complessi. È una visione che appartiene al passato, o comunque a un solo pezzo del puzzle.


Le aziende non hanno bisogno soltanto di chi costruisce i sistemi AI. Hanno un bisogno urgente di chi sa capire il potenziale dell'AI nel contesto aziendale specifico, individuare i casi d'uso prioritari, guidare il cambiamento interno, garantire che le soluzioni siano adottate davvero — non solo installate. È una funzione ibrida, che richiede logica di business, visione strategica e una comprensione operativa della tecnologia. Non il codice.

Traduttori, non costruttori

A nostro avviso, questa figura è forse la più sottovalutata e la più necessaria dell'intero ecosistema AI aziendale. Pensiamo a cosa succede quando si introduce una nuova tecnologia senza qualcuno che sappia mediare tra chi la sviluppa e chi la deve usare ogni giorno: resistenze, errori di implementazione, investimenti sprecati.


L'AI non fa eccezione — anzi, amplifica tutto questo, per la velocità con cui evolve e per l'impatto che ha trasversalmente su ogni funzione aziendale.

È un po' come costruire un edificio senza un project manager: i mattoni ci sono, gli operai ci sono, i materiali arrivano. Ma senza qualcuno che coordini, stabilisca le priorità e risponda al committente, il cantiere diventa rapidamente un problema costoso. Le aziende svizzere stanno iniziando a capirlo — e cercano questa figura con urgenza crescente.

Chi è l'AI Business Specialist — concretamente

L'AI Business Specialist (AIBS) è la risposta istituzionale a questa esigenza. Non è una figura inventata da qualche consulente: è un profilo professionale riconosciuto dalla Confederazione Svizzera, con un proprio Attestato Professionale Federale (APF). Nel concreto, un AIBS lavora su alcuni punti chiave:


  • Identifica le opportunità e colli di bottiglia: analizza i processi aziendali e individua dove l'AI può creare valore reale, riducendo costi o aprendo nuovi scenari di business.
  • Sviluppa e testa soluzioni: guida il ciclo di vita di un progetto AI, dalla fattibilità all'implementazione, collaborando con specialisti tecnici e con il management.
  • Gestisce il cambiamento: avvia processi di sensibilizzazione interna, forma i colleghi, riduce le resistenze — perché l'adozione dell'AI è prima di tutto un problema culturale.
  • Garantisce la governance: definisce linee guida per l'uso dell'AI in azienda, in conformità con le normative vigenti e con i valori dell'organizzazione.


Questa figura lavora in qualsiasi settore: dalle aziende di servizi alla manifattura, dalle organizzazioni sanitarie alle pubbliche amministrazioni. Il settore non conta perché il problema che risolve è universale.

Il mercato del lavoro parla chiaro: questa competenza vale oro

I dati sul mercato del lavoro svizzero raccontano una storia molto precisa. Secondo il PwC AI Jobs Barometer 2025, tra il 2018 e il 2022 le offerte di lavoro legate all'AI in Svizzera sono aumentate di dieci volte — da 2.000 a 23.000 posizioni aperte in quattro anni. E in Svizzera, le competenze richieste per i ruoli esposti all'AI cambiano il 66% più velocemente rispetto agli altri ruoli, il che significa che chi si ferma oggi rischia di trovarsi fuori mercato domani.


A livello globale, il ManpowerGroup Talent Shortage Report 2025 — condotto su 39.000 datori di lavoro in 41 Paesi, inclusa la Svizzera — indica che le competenze AI e l'alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale sono oggi al primo posto nella classifica delle skill più difficili da trovare


Prima dell'ingegneria, prima delle vendite, prima di qualsiasi altra area.

Un vantaggio competitivo che dura nel tempo

Chi si certifica oggi come AI Business Specialist entra in un mercato dove la domanda supera nettamente l'offerta. Non si tratta di un trend passeggero: la trasformazione AI delle aziende richiederà anni, e le figure in grado di guidarla dall'interno saranno al centro di ogni strategia di crescita per il prossimo decennio.


Chi ha questa certificazione federale — riconosciuta in tutta la Svizzera — porta con sé una credenziale che le aziende capiscono e cercano attivamente.

Conclusioni

Tre punti per chi vuole ricordare l'essenziale:


  1. L'AI è già dentro le aziende svizzere — ma il 39% di esse non ha nessuno in grado di gestirla strategicamente dall'interno.
  2. La figura che manca non è il programmatore — è il professionista capace di connettere la tecnologia con gli obiettivi di business, guidare il cambiamento e misurare i risultati.
  3. Il mercato del lavoro premia già questa competenza, e la domanda crescerà ulteriormente nei prossimi anni, mentre l'offerta di professionisti certificati resta scarsissima.

Al prossimo articolo, e ricorda: la Formazione non è un costo, ma un investimento su di te e il tuo futuro.

Autore

Guglielmo Arrigoni

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